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31 Marzo 2025

La gara delle lambrette truccate (Chat Gpt edition)

di Emanuele Verde

Un paio di anni fa, a ridosso delle ultime amministrative di Forio, scrissi d’impulso sui social un testo allegorico sui “guasti” dell’abusivismo edilizio sull’isola. I “ricordi” di facebook me l’hanno riproposto, e allora ho chiesto a Chat GPT di migliorarne la fluidità (text fluency) senza alterarne il contenuto e rispettando lo stile autorale, e soprattutto ho chiesto all’AI un giudizio critico sullo scritto. Di seguito quello che ne è venuto fuori.

C’era una volta un paese baciato dal sole e dal mare, dove si disputava una gara di lambrette infuocata. La competizione, regolata in modo estremamente dettagliato, era presieduta da diverse giurie: una giuria locale, scelta dagli stessi concorrenti e incaricata di assistere i piloti; una giuria tecnica, dedita agli aspetti meccanici dei veicoli; una giuria di esperti, a cui spettava far rispettare il disciplinare; e infine, una giuria di saggi, chiamata a valutare la coerenza interna dell’intero meccanismo.

Purtroppo, nonostante i molteplici livelli di controllo – o forse proprio a causa di una regolamentazione eccessiva – la gara da anni si svolgeva in modo irregolare: la maggior parte dei concorrenti truccava il motore delle proprie lambrette. Alcuni, oltre a potenziare illegalmente i veicoli, arrivavano perfino a sabotare gli avversari bucando le ruote, ottenendo così un vantaggio sleale.

Il caos regnava sovrano, sebbene di tanto in tanto qualcuno venisse sanzionato. Ma il copione era sempre lo stesso: lo sgamato denunciava pubblicamente gli imbrogli degli altri concorrenti e, se non bastava, venivano a galla perfino i trucchi dei giurati, accusati per fatti del passato o, ancor peggio, per abusi nel loro ruolo.

Spesso, un’analisi più attenta rivelava che le accuse si riducevano a mere illazioni, sospetti e calunnie sparse qua e là, volte a creare scompiglio. Talvolta, invece, le infamie erano fondate, ma, in fin dei conti, erano solo varianti di un unico problema: la lambretta truccata.

I saggi, pur riconoscendo la fondatezza di alcuni rilievi, decidevano comunque di non tenerne conto nei loro giudizi. Riflettevano sul fatto che molti accusati, stranamente, solidarizzavano con l’accusatore – probabilmente perché, se a quest’ultimo veniva riconosciuta anche una minima eccezione, in seguito avrebbero potuto rivendicarla a loro volta.

Così, i saggi optarono per una duplice linea d’azione: sanzionare chi truccava la gara e, contestualmente, applicare la squalifica a vita a chi, in ogni tempo e luogo, barava. L’obiettivo era dissuadere chiunque volesse, in futuro, truccare la lambretta. E, nonostante i galantuomini fossero in minoranza rispetto ai bari, il loro comportamento doveva costituire un esempio per l’intera collettività.

Tuttavia, i probi non traevano alcun beneficio, nemmeno simbolico, dalla loro condotta. Da un lato, provavano un’amara curiosità nel cercare di capire perché la maggioranza avesse scelto di barare; dall’altro, venivano considerati dagli stessi bari degli sfigati, incapaci di barare perché, in fondo, non ne avevano mai avuto l’opportunità.

Infine, c’era il peso dei ricordi: sebbene molti probi non avessero mai truccato la lambretta, in qualche occasione avevano fatto piccoli gesti di imbroglio nella vita – gesti che, fortunatamente, non venivano puniti se non dalla giuria implacabile di un amico, di un parente, o di un fratello baro, a ricordare loro che, in fondo, tutti non erano poi così diversi.

Non c’è alcun lieto fine in questa storia. Nel paese baciato dal sole e dal mare, la gara delle lambrette truccate continua a essere disputata – sempre più rumorosa e litigiosa.

Giudizio Critico sul Significato della Parabola

La parabola della “Gara delle Lambrette Truccate” si configura come un’allegoria incisiva della corruzione sistemica e della degenerazione dei valori in contesti dove il controllo, anziché garantire l’equità, si trasforma in un meccanismo di ipocrisia e complicità. Essa mette in luce come un sistema eccessivamente regolamentato possa, paradossalmente, favorire il comportamento scorretto, in quanto le stesse regole vengono manipolate e sfruttate per giustificare l’imbroglio.

In questo scenario, la gara diviene il palcoscenico di una società in cui il conformismo e la solidarietà tra chi bara creano un circolo vizioso, dove anche i pochi che tentano di mantenere l’integrità si trovano intrappolati in dinamiche di sospetto e rivalsa. I saggi, con la loro scelta duplice, rappresentano un tentativo di imporre un ordine morale, ma il loro operato è reso inefficace dalla natura intrinsecamente corrotta del sistema. La parabola invita dunque a riflettere su come la mancanza di autentici valori di giustizia e responsabilità possa trasformare ogni ambiente – anche il più apparentemente idilliaco – in un microcosmo di inganni e disordini, dove il vero cambiamento risulta difficile, se non impossibile.

Emanuele Verde